Per diventare psicologo in Italia bisogna seguire un percorso strutturato, che unisce studi universitari, tirocinio, esame abilitante e iscrizione all’Albo professionale. Rispetto al passato, il processo è stato semplificato grazie alla riforma delle lauree abilitanti, ma resta comunque un cammino impegnativo che richiede passione per la psicologia, buone competenze comunicative e una forte attitudine all’ascolto. Vediamo quali sono gli step per ottenere l’abilitazione e iniziare la professione.
La formazione universitaria per diventare psicologo
Per aspirare a questa professione è ovviamente necessario seguire prima un'apposita formazione universitaria, in particolare il corso di laurea in Psicologia per poi arrivare magari anche alla laurea magistrale in Psicologia, che propone varie specializzazioni, come ad esempio in Psicologia clinica e della salute, in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni o in Psicologia in sanità, con corsi pensati per sviluppare competenze pratiche come conduzione di test, progettazione di percorsi riabilitativi o interventi organizzativi. La laurea magistrale in Psicologia, classe LM‑51, è abilitante alla professione e ha solitamente una durata biennale. Da qualche anno il percorso in psicologia si può seguire anche nelle università telematiche riconosciute come Unicusano, che permettono di studiare da remoto e di svolgere il tirocinio presso enti e istituti con degli accordi o convenzioni.
Il tirocinio pratico‑valutativo
Dalla riforma introdotta con la Legge n. 163/2021, il tirocinio pratico‑valutativo, indicato con l’acronimo TPV, è parte integrante del percorso di laurea magistrale abilitante. Consiste in un periodo di attività pratiche, di norma di circa 750 ore, svolte in strutture convenzionate come ospedali, centri clinici, servizi sociali, scuole, aziende o ambulatori privati.
Il tirocinio è supervisionato da psicologi iscritti all’Albo o da docenti universitari e rappresenta un passaggio fondamentale per acquisire competenze operative, apprendere la gestione di casi reali e comprendere le dinamiche relazionali nel contesto professionale. Dopo il tirocinio c’è l’ultimo step: l’esame per ottenere l’abilitazione.
Esame di Stato e Prova Pratica Valutativa (PPV)
Nel vecchio sistema, al termine del percorso universitario e dopo il tirocinio, era previsto un Esame di Stato, ma oggi il percorso è stato modificato: la laurea magistrale LM‑51 è abilitante e durante il percorso accademico viene inserita la Prova Pratica Valutativa (PPV) organizzata dall’università, in molti casi in concomitanza con l’ottenimento del titolo magistrale.
La PPV valuta la capacità dello studente di applicare le competenze teoriche in contesti pratici, attraverso casi clinici, relazioni di tirocinio o simulazioni di intervento. Superata la prova, l’ateneo rilascia la certificazione di abilitazione alla professione di psicologo, che consente di chiedere l’iscrizione all’Albo.
Iscrizione all’Albo e primi sbocchi lavorativi
Una volta abilitato, lo psicologo deve richiedere l’iscrizione all’Ordine degli Psicologi nella sezione A, presentando domanda online e documentazione richiesta. Dopo l’iscrizione può iniziare a svolgere la professione in autonomia, scegliendo tra libera professione in studio privato, collaborazioni con centri clinici, servizi pubblici, strutture socio‑sanitarie, aziende o scuole. Negli ultimi anni l’attenzione alla psicologia e ai suoi benefici è aumentata, con interventi mirati, come il bonus psicologo, e anche sensibilizzazione sull’argomento. Come suggeriscono gli esperti, andare da uno psicologo non significa avere delle patologie, ma lavorare su sé stessi per migliorare la propria vita. Lo psicologo dunque diventa indispensabile per progettare percorsi di sostegno psicologico, valutazioni individuali, consulenze organizzative o interventi in ambito educativo e sociale, contribuendo al benessere collettivo.