Scuola digitale, l’anno della svolta

Dianora Bardi

Dianora Bardi

La scuola digitale è già realtà. Perlomeno in Lombardia.
Grazie a un progetto regionale denominato Scuola Digitale Lombardia, 320 istituti si metteranno in rete sul cloud per delineare le linee-guida della nuova didattica.
“Se nascono dal basso saranno accettate più facilmente – sostiene Dianora Bardi, vicepresidente di Impara Digitale – Da parte degli insegnanti c’è enorme disponibilità e voglia di crescere, ma occorrono strutture e ambienti adeguati”.
Una fotografia della scuola decisamente a colori rispetto a quelle in bianco e nero a cui siamo purtroppo abituati. Ma questo investimento massiccio (anche finanziario, perché si parla di una ventina di milioni)  su una sola Regione non rischia di aumentare ulteriormente il divario tra nord e sud?
“Qualcuno che comincia ci deve pur essere – afferma Bardi -  Certo questo lavoro non dovrà rimanere autoreferenziale ma dovrà essere messo a sistema, a beneficio di tutta la scuola italiana”.
Il 2014 sarà dunque l’anno della svolta?
Di scuola digitale si parla ormai da un po’ di tempo, ma a questa espressione è sempre stato sotteso un equivoco. Si pensava che bastasse inondare le aule di strumenti tecnologici per cambiare il modo di fare scuola.
Ma se per molti istituti già solo il fatto di essere dotati di nuovi sussidi potrebbe essere un evento rivoluzionario, è anche vero che l’avere in classe tablet e lavagne multimediali di per sé non è sufficiente se poi l’insegnante continua a rifugiarsi in una didattica tradizionale, fatta di lezioni frontali e banchi rivolti verso la cattedra.
“L’introduzione di nuove tecnologie suscita negli studenti grandissime aspettative – riferisce la vicepresidente di Impara Digitale, che è anche docente di Latino presso il Liceo scientifico Lussana  di Bergamo – Ricordiamoci che c’è un decreto ministeriale che proibisce l’uso del cellulare in classe! Quando in un’aula scolastica entrano i tablet i ragazzi pensano che davvero stia cambiando il mondo”.
Difficile quindi per gli insegnanti non abituati all’uso di nuovi strumenti rispondere alle attese da questi suscitate. Ed ecco quindi l’importanza di investire anche sulla formazione dei docenti.
“D’altra parte anche l’Europa ci chiede ragazzi diversi per un mondo del lavoro diverso da quello a cui siamo abituati”, è il Bardi-pensiero, che vede nell’educazione alla cittadinanza digitale l’obiettivo oggi più urgente del sistema formativo.
Questo comporta anche il contrasto al cyberbullismo?
“Certamente. I ragazzi non conoscono i pericoli della Rete ma sono molto più maturi di quanto pensiamo. Se guidati, sanno distinguere il momento dello studio da quello dell’intrattenimento o le fonti scientificamente valide da quelle che non lo sono. Basta mettere dei paletti. In compenso loro sono dotati di una grande creatività: sanno creare interrelazioni a volte sorprendenti e sono capaci anche di utilizzare il multitasking in modo assolutamente positivo”.