Insulino-resistenza: come influisce sui tumori femminili e come intervenire

Negli ultimi anni, la ricerca sui tumori ha fatto passi da gigante, permettendoci di scoprire dettagli legati alla salute dei pazienti che possono aumentare il rischio. Nel caso dei tumori femminili – p.e. quelli a carico di mammella, ovaio ed endometrio – le donne con diagnosi di insulino-resistenza sono più esposte rispetto a quelle che, invece, non hanno a che fare con questa condizione.

 

Come mai l’insulino-resistenza aumenta il rischio di tumori femminili?

Le ricerche sul rapporto tra insulino-resistenza e tumori femminili hanno portato alla luce che, quando si ha a che fare con la condizione sopra citata, a causa dell’eccessiva quantità di insulina presente nel sangue ci si trova di fronte a un rischio di aumentata proliferazione delle cellule tumorali e a una minor frequenza di apoptosi ( morte programmata).

Inoltre, l’insulino-resistenza è una condizione che, di base, influisce su diversi meccanismi ormonali. Tra questi, rientra la produzione di estrogeni, che risulta eccessiva. Questo può portare, con il tempo, all’insorgenza di neoformazioni. Doveroso a tal proposito è ricordare che, sulla base delle evidenze scientifiche più autorevoli, non è necessario sviluppare il diabete per trovarsi di fronte alle problematiche sopra ricordate. Purtroppo, è sufficiente avere a che fare in prima persona con condizioni come l’obesità e con uno stile di vita sedentario, per non parlare di un’alimentazione eccessivamente ricca di zuccheri semplici.

 

Come intervenire

Come intervenire per risolvere una situazione che, a livello mondiale, ha un’incidenza molto forte sulla spesa sanitaria? Prima di tutto è opportuno lavorare, fin dalla giovanissima età, sullo stile di vita, consapevoli del fatto che mantenere il peso forma e curare l’alimentazione significa seminare salute per il futuro.

Nei casi in cui le condizioni richiedono un intervento medico, sono diversi gli approcci che si possono adottare. Diversi studi effettuati negli ultimi anni hanno portato alla luce il fatto che, nelle pazienti con diagnosi di diabete mellito, il ricorso a farmaci caratterizzati dalla presenza di metformina può rappresentare una valida strategia preventiva contro i tumori ginecologici. Oggi come oggi, in seno alla comunità scientifica è acceso un dibattito in merito all’efficacia di questo farmaco nelle pazienti non diabetiche. In questo caso, infatti, bisogna scontrarsi con diversi aspetti. Da un lato, ci sono le donne che non soffrono di malattie metaboliche che non vogliono assumere farmaci indicati per il diabete. Dall’altro, invece, bisogna prendere in considerazione anche i potenziali effetti collaterali.

Alla luce di ciò, la scienza si è spesa tanto per trovare un’alternativa valida alla metformina. Tra le soluzioni più efficaci è stata individuata la berberina, alcaloide isochinolinico tipico di alcune piante della famiglia delle Berberidaceae.

Sono diverse le evidenze scientifiche che hanno dimostrato la sua capacità di agire su diversi valori glucidici – in primis la glicemia post prandiale e quella a digiuno, per non parlare della più volte citata insulino-resistenza – ma anche lipidici.

Il contro della berberina riguarda la sua scarsa biodisponibilità. Per fortuna, questa problematica si può risolvere agevolmente ricorrendo alla somministrazione di silimarina. Grazie a questo espediente, è possibile aumentare di dieci volte l’assorbimento del sopra citato alcaloide. Gli esperti hanno individuato nella berberina – che può essere assunta tramite integratori ad hoc – una valida alternativa per supportare il trattamento della donna obesa interessata ad agire in ottica preventiva nei confronti dei tumori ginecologici.

Concludiamo rammentando ancora una volta che la prima strada preventiva passa per la perdita di peso, per la dietoterapia – ciò significa rivolgersi a un medico dietologo – e per l’attività fisica (anche una camminata a passo sostenuto di poche decine di minuti al giorno può aiutare a migliorare la salute).