#WISTERBIRTHDAY : verso Padula….

Abbiamo festeggiato tutto il week end. Torniamo all’opera e affidiamo la conclusione ad Anna Lacci ed al suo racconto e al suo ricordo mentre stava raggiungendo in treno Padula (e su quel treno eravamo in tante). Un racconto fatto di sensazioni, aspettative e sorrisi. Le stesse che si ritrovano nello storify #WISTERBIRTHDAY che potrete visualizzare qui: storify.com/LAMONTEDOC/wisterbirthday

Mancava poco più di mezz’ora alla stazione di Salerno. Era davvero da tanto tempo che non vedevo Flavia. Ci eravamo ritrovate su FB e scambiata l’amicizia. Poi, il 1° aprile del 2013 alle 11.36, ad una mia richiesta di firma perché fra i “saggi” scelti da Napolitano ci fosse almeno una donna, mi aveva risposto: “Se mi mandi il tuo indirizzo email ti iscrivo alla mailing list WISTER: Women for Intelligent and Smart TERritories Baci Flavia”. Ero poi stata inondata di email. Mi intasavano la casella e facevo fatica a ritrovare la posta di lavoro, ma mi piacevano quelle femmine agitate. Per conoscerle, cercavo di mettere insieme nomi e inclinazioni. Mi infastidiva non riuscire a collegare un volto agli scritti; quando avevo tempo cercavo su FB i volti di quelle più presenti. Carine, più o meno giovani.

Ecco che arriva la possibilità: Padula. Ci vado, curiosa di vedere le nuove “donne per le donne”. Anche imparare qualcos’altro sui social non sarebbe stato male.

Il treno andava. Erano più di trent’anni che non facevo un viaggio per raggiungere altre “donne in lotta”. Prima da Pisa verso Roma al Governo Vecchio con le compagne femministe, poi in tutta Italia perché il PCI fosse con le donne. L’ultima volta una grande manifestazione a Napoli per la legge sulla violenza sessuale.

E ora? Avremmo parlato di femminicidio? O solo di social network? I social network sarebbero stati un pretesto? Che tipe avrei trovato? Ma soprattutto: sarei riuscita a litigare ancora con Flavia? Temevo di no. Infatti. Io e Flaviotcka quando si parla di femmine non si litiga, e nell’anno che seguì non avremmo mai litigato. Discusso forte un paio di volte, sì. Alla stazione di Salerno non saremmo riuscite a guardarci sparate negli occhi per timore di commuoverci. Alle mie congratulazioni a mezza voce, mi avrebbe risposto con la sua solita arietta a occhi sgranati “ma guarda che è successo tutto da solo”. Essì, figurati.

Ma perché rallenta? Cavolo, dovevamo arrivare entro le due, se fa così… mi rompe farmi aspettare… ma con me viaggiano anche altre. Dietro di me sento una che parla con qualcuno di Padula. Potrei farmi riconoscere. Non mi sembra ancora il momento. Alla stazione scoprirò che dietro di me quella ciacolona era la Cantagallo. Già, alla stazione, uno stuolo di donne che mi avrebbe fatto dimenticare il mondo per due giorni. Sì, ci sarebbero stati anche degli uomini, ma sullo sfondo, un po’ sbiaditi. Due giorni in cui i social sarebbero stati un pretesto, per stare insieme ed essere felici di essere donne. Risolute nel cercare di cambiare le cose, col sorriso sulle labbra e la forza nel cuore.

Ma ancora non lo sapevo mentre il treno entrava in stazione.

Anna Lacci