A State Of The Net 2015 i chiaro-scuri di un mondo di algoritmi

A State Of The Net 2015 i chiaro-scuri di un mondo di algoritmi

Cosa decide qual è il primo link che vediamo nei risultati di un motore di ricerca o quale dei post dei nostri amici su Facebook vedremo nella nostra timeline? Perché vediamo proprio quegli annunci e non altri quando navighiamo sui nostri siti web preferiti? Chi sta controllando le migliaia di transazioni finanziarie che avvengono ogni secondo in borsa ? Come può bitcoin essere utilizzata come moneta da milioni di persone senza essere emessa da nessuna banca centrale? Algoritmi!

Quello degli  algoritmi è stato il tema principale di State Of The Net – SOTN 2015, conferenza

SociArt_unicreditpavilionarrivata alla sua 5a edizione con l’obiettivo di catturare annualmente lo stato di internet in Italia e nel mondo. L’edizione di quest’anno si è conclusa ieri 5 ottobre nel cuore della ‘nuova’ Milano, ospitata dall’Unicredit Pavillon di Piazza Gae Aulenti. Una balena di legno (foto) che è risuonata di tutte le possibili applicazioni e implicazioni sociali del concetto di algoritmo.

In termini di programmazione informatica, un algoritmo, termine che deriva dal nome del matematico persiano al-Khwarizmi, è un procedimento che risolve un determinato problema attraverso un numero finito di passi elementari.
E’ un concetto fondamentale dell’informatica:
- è alla base della nozione teorica di calcolabilità (un problema è calcolabile quando è risolvibile mediante un algoritmo).
- è un concetto cardine dello sviluppo di un software (preso un problema da automatizzare, la programmazione è la codifica di un algoritmo per tale problema in un programma che può essere eseguito da un calcolatore).

La progettazione di software che reagisce alle informazioni attraverso il funzionamento di algoritmi, rende potenzialmente infinita la possibilità di creare nuovi prodotti per soddisfare qualunque tipo di domanda in qualsiasi settore. Tutto bellissimo ma, allo stesso tempo , in tutto il mondo sta crescendo la richiesta di trasparenza e di approfondimento (i cosiddetti studi ‘digital humanities’) sul modo in cui gli algoritmi influenzano ogni giorno quello che impariamo, scegliamo e compriamo.

Partendo dalla consapevolezza di questa necessità, SOTN 2015 è stata l’occasione per delineare i chiaro scuri del mondo degli algoritmi, quello in cui ormai decisamente vive più della metà degli italiani (il 70% della popolazione è su internet e il 60% usa smartphones).foto 2

Se per David Orban (@davidorban), docente alla Singularity University finanziata da Google e dalla NASA, l’aumento dell’intelligenza singola e collettiva grazie a Internet, insieme allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, può “risolvere l’insostenibilità dell’antropocene”, altri esponenti della comunità digitale internazionale presenti a SOTN 2015 non sono stati altrettanto entusiasti.  

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In particolare Lee Rainie (@lrainie) Direttore della Ricerca Internet, Science and Technology al Pew Research Center e co-autore di ‘The New Social Operating System’, nella sua presentazione a SOTN 2015 ha posto l’accento su almeno 5 lati oscuri della faccenda, di cui almeno due, privacy e cyber-stalking, hanno a che fare con la consapevolezza digitale.

Infine per Luca De Biase (@lucadebiase), editor di innovazione al Sole 24 Ore e Nova24,  “il vero potere è saper scrivere algoritmi. Poiché gli algoritmi trasformano il caos in ordine, è importante che questa sia una competenza diffusa nella società”.

La comunità digitale che si è riunita a SOTN 2015 è insomma parsa condividere un duplice impegno: sviluppare studi di Digital Humanities per analizzare come gli algoritmi influenzano le nostre vite e saper quindi porre questioni di importanza fondamentale per i diritti umani e, operativamente, sostenere iniziative di diffusione della consapevolezza circa il funzionamento degli algoritmi e le capacità di scrittura e programmazione nella società.