Speriamo che sia femmina!

Pesano ancora poco sul tessuto imprenditoriale ma sono in crescita e davanti hanno un enorme potenziale da sfruttare: sono le startup innovative guidate da donne. Un piccolo esercito composto da quasi 400 imprese. Una su otto tra le start up innovative è frutto di un’idea, di una visione di una donna. Nel 2014 si registra un boom di start up femminili pari al 50,6%. Questo uno dei dati che emergono dalla ricerca condotta da UNIONCAMERE sulla base dei dati Infocamere e resi pubblici nei primi giorni di marzo.

Sembra ci sia da gioire. Nel 2014 le startup innovative e femminili sono in netto aumento. L’imprenditoria vede ancora le donne in minoranza ma si percepiscono dei segnali incoraggianti nel medio periodo. Il campo preferenziale abbraccia il settore ICT e vede molte iniziative in termini di ricerca e sviluppo. A conferma, più della metà del totale delle imprese guidate da donne, sono sviluppate e lavorano sull’ICT e sullo sviluppo informatico e tecnlogico (circa al 20,9%), seguiti dalla ricerca scientifica (19.8%) e dall’attività dei servizi di informazione e altri servizi informativi (10.6%).

Per adesso, solo il 12,4% del totale delle imprese innovative è un’iniziativa da parte di donne e, di fatto, continuano ad essere evidentemente in superiorità (ndr “numerica”. sarebbe preferibile parlare di maggioranza più che di superiorità come invece riporta il comunicato ufficiale) gli uomini nell’imprenditoria.

Il Nord ovest, con Milano in pole position, è la principale zona italiana per numerosità di nuove imprese innovative condotte da donne (circa il 30%). Segue il Sud con il 24,4% e il Centro Italia con il 23,6%. Le impresse innovative di donne al Nord est, invece, rappresentano il fanalino di coda con solo il 21,9%.

“Il dinamismo delle startupper donna ci conferma che le iniziative messe a punto dal Governo per stimolare la nascita di nuove imprese innovative stanno andando nella giusta direzione”. E’ questo il commento del presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello, che aggiunge “ora però occorre diffondere il più possibile la conoscenza di queste opportunità tra le aspiranti imprenditrici affinché sempre più idee “smart” declinate al femminile possano dare vita a nuove realtà imprenditoriali. In questo senso le Camere di commercio, anche attraverso la rete dei Comitati per l’imprenditoria femminile, possono essere uno strumento prezioso sul territorio per mettere a fattor comune gli strumenti a disposizione per far nascere e crescere la propria impresa accompagnandone il cammino”.

Piccolo è “smart” : una start up innovativa femminile su quattro ha meno di 5 addetti.  Le imprese innovative guidate da donne hanno piccole dimensioni: il 95% dispone di un capitale sociale non superiore ai 50 mila euro,  1 su 4 ha meno di 5 addetti e quasi una su tre un giro d’affari che non supera i 100mila euro. Le nuove imprese femminili “smart” vestono principalmente la forma giuridica di società a responsabilità limitata (73,1%) e, pur se in misura minore, quella in versione semplificata (15,1%).

398 imprese, di queste ben tre su quattro lavorano nei servizi (74,6%), mentre il 20,4% si occupa di industria e artigianato e il 4,8% di commercio. Più in dettaglio tra le attività maggiormente diffuse 83 startup (20,9%) si interessano di produzione di software e consulenza informatica, 79 (19,8%) di ricerca e sviluppo e 42 (10,6%) dei  servizi di ICT. Ma la presenza delle donne imprenditrici all’interno delle startup innovative complessive raggiunge il top nella fabbricazione di prodotti chimici e nelle industrie alimentari (40%) contro una media del 12,4%.

Volendo legger ei dati in un’ottica di campanili si scopre un’Italia a velocità invertita: è nel Nord ovest che si registrano in maggior numero di startup innovative guidate da donne (120 su 398 totali) , segue il Mezzogiorno  (97 imprese) tallonato dal Centro (94). Mentre il Nord est è il fanalino di coda. A livello regionale è la Lombardia in “pole position” (con 83 imprese ovvero il 20,9% del totale), seguita da Emilia Romagna (50 imprese il 12,6% del totale) e dal Lazio (40 imprese il 10,1% del totale). Ma per tasso di femminilizzazione sono la Basilicata (30%), l’Umbria (22,2%) e Valle d’Aosta (20%) a salire sul podio della nazionale femminile “smart”.

Dati incoraggianti si. Meno il linguaggio e l’approccio con cui questi dati sono stati ripresi dai media che ancora, nel 2015, per parlare di donne e di imprenditoria al femminile ricorrono ad espressioni del tipo ”le startup capitanate dal gentil sesso”, ”si registra la superiorità degli uomini” per indicare una maggioranza di imprese guidate da uomini,  ”una start up innovativa su tre è “rosa”, “il sesso femminile sta facendo progressi…”.

Un’impresa è rosa, a nostro parere, quando ha numeri positivi. E non tutte le donne sono poi così gentili. Sarebbe ora di prenderne atto per evitare di trovarsi impreparati al cambiamento che spinge sempre di più per farsi spazio.

Speriamo che sia femmina…e che sia sempre più inclusiva!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su scala provinciale è Milano a guidare la classifica delle startup innovative femminili (52 imprese, il  13,1% di quelle complessive), mentre conquista il secondo posto Roma (36 imprese, 9%) e il terzo Torino (19 imprese, 4,8%). Tuttavia per incidenza delle donne in questo “speciale” tessuto imprenditoriale è Firenze ad aggiudicarsi la medaglia d’oro (21,3%), a Modena, invece, va quella d’argento (18,8%) e a Napoli quella di bronzo (15,6%).