Spending review e risorse intangibili

Pesi e Misure di una  PA  e-voluta

di Rosa Maione 

Spending review  è un termine anglosassone usato per indicare la revisione della spesa pubblica, che nasce con la legge finanziaria del 2007 per la riduzione della spesa delle pubbliche amministrazioni. Tale revisione, in parole semplici, contiene tutto un processo che ha come obiettivo quello di migliorare la gestione della spesa pubblica con  l’analisi e la valutazione dei capitoli di spesa relativi al bilancio di ogni amministrazione pubblica, per poi decidere su cosa “tagliare” e cosa è necessario “acquistare”, sempre in un’ottica di eliminazione di sprechi e di inefficienza e con “pesi e misure” tali da ottimizzare risorse e risultati. Pertanto, lo scopo principale di questa attività è identificare le voci di spesa che in nessun modo contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi affidati alle amministrazioni pubbliche oppure che, sempre in nessun modo, sono capaci di raggiungerli in maniera efficiente. Inoltre, è necessario precisare che tale temine non può essere utilizzato erroneamente e banalmente per identificare i tagli lineari che portano a un calo della qualità dei servizi e delle paghe dei dipendenti, ma come azione base per la valorizzazione ottimale di ogni  tipologia di risorsa della PA.

Lo studioso Luciano Hinna, professore di economia delle aziende pubbliche non profit,   nel dicembre 2013 propone delle definizioni concettuali di  spending review  come funzionale, strategica e trasformativa,  precisando, infine,  che  essa rappresenta:

  • un’opportunità per agganciare il nostro Paese al resto del mondo, che marcia su indicatori di produttività ed economicità ben diversi dai nostri;

  • un sottoprodotto di una organization review, che viene prima  della spending  ed uno strumento di semplificazione oltre che di riduzione dei costi;

  • un momento  di crescita manageriale  per chi decide di gestirla e non solo subirla.

 

In pratica, a circa 7 anni dalla sua nascita poco è cambiato e tra i vari argomenti che sono  da revisionare vi è quello relativo agli assetti organizzativi delle PA che, tra l’altro, è al primo posto in quanto potrebbe essere definito il più incisivo e complesso della tematica in questione  per la percentuale annua della spesa del personale, compresi gli incarichi temporanei ed esterni, sul bilancio di una amministrazione. Dunque, il primo punto d’analisi è il personale, che da sempre è stato motivo di studio e di osservazione per l’interesse di una migliore resa, sia in campo privato che nell’area pubblica.

Il valore di un’azienda è dato soprattutto dal risultato di produzione e dipende da due insiemi di risorse, quelle “finanziarie” e quelle “intellettuali”, ma  le sole tipologie di risorse (come citato dagli studiosi Angeletti-Abbatino) “il cui uso non consuma ma accresce  e  la cui valorizzazione ha una funzione anticiclica”   sono le seguenti:

·         competenze, capacità e “saper fare” delle persone che prestano la loro attività a vario titolo nelle amministrazione, aziendalmente definito  capitale intellettuale umano o capitale pensante (vedi Fig. 3);

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·         data base e sistemi informativi – procedure operative e vari sistemi di codificazione delle conoscenze,   come  capitale intellettuale organizzativo o capitale intellettuale strutturale o capitale intellettuale pensato (vedi Fig. 4);

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·         reti di relazioni con gli utenti, con i vari soggetti attivamente interessati alla realizzazione delle politiche pubbliche, sia cittadini che stakeholders,  in tal caso come capitale intellettuale relazionale (vedi Fig. 5).

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Le Fig. 3, 4 e 5,  tratte  dal  libro di Angeletti-Abbatino Gestire e valutare  le risorse intangibili delle amministrazioni pubbliche  (per amministrazione e management  progetto ente locale) – Maggioli Editore, e che rappresentano la tassonomia del capitale intellettuale umano, organizzativo e relazionale.

 

I contenuti ed i valori di queste risorse sono prevalentemente intangibili e, di conseguenza,  oggettivamente presentano difficoltà per la loro gestione, controllo e valorizzazione, sia  dove esiste un deficit di una strumentazione tecnica gestionale e  sia dove c’è una debole (scarsamente diffusa e forse in alcuni casi anche inesistente) sensibilità manageriale, ma di certo, se giustamente considerati, potrebbero rendere migliore la qualità dei processi di gestione e il livello qualitativo delle loro performance.

All’interno delle amministrazioni, quindi, risulta importante la presenza di sistemi di gestione e valorizzazione della conoscenza definiti a partire da riferimenti teorici e fondati su presupposti metodologici che innescano un insieme di attività tra loro coordinate da nuove sensibilità e competenze manageriali al fine di individuare, misurare, valutare e valorizzare le risorse di conoscenza (risorse anomale ma patrimoniali a tutti gli effetti) di cui queste possono disporre ed il loro apporto ai processi di creazione del valore.

In parole semplici è importante avviare “un ciclo di gestione della conoscenza” che preveda di base un bilancio intellettuale, cioè una informativa sugli asset intangibili, con:

·         la mappatura delle conoscenze e del sapere come catalogazione preliminare – ricognizione delle conoscenze per la realizzazione della missione istituzionale e strumentale relativamente ai processi di cambiamento e innovazione;

·         il monitoraggio finalizzato al perfezionamento degli strumenti di misurazione   e valutazione delle consistenze quali – quantitative con la determinazione del valore degli elementi di capitale intellettuale pubblico ad integrazione degli strumenti previsti dal sistema di controllo interno e di quelli di estrazione contabile;

·         l’elaborazione periodica di report informativi a supporto di processi decisionali e per la rendicontazione delle attività relative alla gestione della conoscenza e dei risultati, così ottenuti, ai molteplici portatori di interessi cd. “resourceholders” in quanto detentori di risorse di conoscenza impiegati nei processi produttivi delle amministrazioni.

Inoltre, è importante tener presente che la rilevanza delle attività di misurazione delle risorse di conoscenza  e della conoscenza che producono supera i confini della valenza interna del supporto dei processi decisionali per aprirsi all’esterno incrociandosi con   i temi della trasparenza e dell’accountability.

L’output principale del processo di gestione del capitale intellettuale delle amministrazioni è quello di “generare conoscenza dalla conoscenza”. Pertanto,  le amministrazioni pubbliche possono generare un valore pubblico aggiunto a vantaggio delle comunità da cui traggono risorse finanziarie per il loro funzionamento solo se utilizzano in modo efficiente ed efficace la ricchezza intangibile che incorporano e quella che possiedono.

* Per  approfondimenti sulla tematica di base a partire dalla normativa:

 Slides  riguardanti le disposizioni urgenti  per la riduzione della spesa pubblica a servizi invariati

  Testo del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (in supplemento ordinario n. 141/L alla Gazzetta Ufficiale – serie generale n. 156 del 6 luglio 2012),coordinato con la legge di conversione 7 agosto 2012, n. 135 (in questo stesso suppl. ordinario alla pag. 1), recante  “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”

 Slides  inerenti le novità in materia di pubblica amministrazione e pubblico impiego

“Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni”

La normativa della Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche – Autorità Nazionale Anticorruzione

  Da Il Sole 24 Ore tutti gli argomenti trattati sulla spending review

* Intervento Prof. Hinna al Convegno di Napoli in data 18.12.2013 La spending review  tra ipotesi ed attuazione “Esperienze di  spending review”  Formez PA  (Progetto Performance PA – Linea Modelli e strumenti per la razionalizzazione delle risorse finanziarie) – da Forum PA 2014  

* L’evoluzione e l’ammodernamento delle PA richiedono, parallelamente se non principalmente, il giusto spazio al campo della cultura digitale  e delle tecnologie, per cui il presente articolo  può essere anche collegato  a: