Donne tra lavoro e malattia

Al Forum PA che si è svolto dal 27 al 29 maggio scorso a Roma, Wister ha organizzato un incontro dal titolo “Spread di genere: tra Italia e resto del mondo”. Dei tre tavoli di lavoro, uno ha approfondito il tema “Donne e occupazione”, con un focus su donne, lavoro e salute.

StampaPer Forum PA è stato chiesto all’associazione Pagaie Rosa Onlus di Roma, composta da donne operate di tumore al seno che svolgono la pratica sportiva del Dragon Boat, di partecipare al tavolo sul lavoro come caso di studio, per sapere e conoscere come la malattia ha influito sull’occupazione posseduta e se hanno avuto difficoltà a mantenerla, mettendo così in relazione la professione con la malattia. La finalità dell’associazione è dimostrare che il carcinoma mammario non ha vinto, ma si è trasformato in un’opportunità di coraggio e di nuova vitalità. Il racconto delle difficoltà riscontrate nel mondo del lavoro dopo la diagnosi e in seguito all’operazione, da parte di Edi Marrocu, una delle donne facenti parte dell’Associazione, è stato affiancato da una breve ricerca effettuata sulle donne dell’Associazione attraverso la somministrazione di un breve questionario sul rapporto tra lavoro e malattia, preparato ed elaborato insieme a Loretta Campagna.

Il breve questionario non ha la pretesa di essere esaustivo, ma è servito a fornire uno spaccato, non solo sulla perdita di occupazione, ma anche sul livello di informazioni che le donne che incontrano la malattia posseggono per potersi orientare nel mondo dell’assistenza alla malattia da parte dello Stato e, quindi, per essere supportate nel caso di perdita di lavoro a seguito della malattia. Abbiamo somministrato il questionario alle 35 socie, sono tornati indietro 16 questionari, a cui si devono aggiungere le tre donne pensionate che non hanno risposto perché evidentemente non si sentivano direttamente coinvolte, una studentessa di 20 anni, tre donne casalinghe e due pittrici.

Da notare che le donne che hanno risposto al questionario hanno tutte una scolarizzazione relativamente elevata con lavori piuttosto stabili e che quelle che soffrono di più della perdita di lavoro sono le donne con un lavoro da libera professione, dove non esiste chiaramente un contratto (o un sistema di welfare) che tuteli la lavoratrice, impedendone il licenziamento senza una giusta causa (o garantendo un sostegno reddituale e/o di servizi).

Buona parte di loro ha ricevuto assistenza dallo Stato passando attraverso l’INPS, ma l’assistenza ricevuta da questo Ente varia molto perché influisce molto la conoscenza dei diritti di legge che spettano alle donne in caso di malattia (grave) e le difficoltà riscontrate nell’accedere alle informazioni che permettono di ricevere assistenza. Inoltre, quando si riesce ad accedere a queste forme di tutela si denuncia un’assoluta insufficienza degli strumenti economici messi a disposizione. La natura del contratto ha in questo caso una grande influenza, chi si trova in una situazione di precarietà è molto più esposta rispetto a chi ha un contratto a tempo indeterminato.

Un altro dato interessante che emerge è che sono poche le donne che hanno pensato di rivolgersi a soggetti quali patronato, sindacati o altro per provare almeno ad avere maggiori informazioni sulle possibilità di tutela e nel periodo di malattia e nel periodo post malattia; inoltre, a pensare di chiedere informazioni ad altri soggetti sono donne che hanno un contratto “stabile”. Vero è che se si ha un lavoro fortemente tutelato ci si trova in una condizione di maggiore sicurezza anche per consultare un sindacato o un patronato, ma tutti i malati di malattie così gravi hanno una legislazione di supporto che li agevola non solo dal punto di vista economico (come anche garanzie contrattuali mirate in relazione alle patologie oncologiche che, se sconosciute, difficilmente vengono esercitate).

foto Forum PAPer concludere, è doveroso sottolineare una nota metodologica. Come già detto, il questionario somministrato non ha la pretesa di essere esaustivo ed è frutto di un lavoro di ricognizione del problema che necessita di maggiore approfondimento. È stato impostato con domande aperte e chiuse, lasciando la possibilità di rispondere liberamente, per fornire le informazioni che si ritenevano più interessanti. L’attenzione era rivolta molto più al dato qualitativo che non quantitativo, alla storia di vita più che al dato quantitativo.

Speriamo che questa breve ricerca sia solo il punto di partenza e che possano nascere soluzioni concrete per ottenere, al più presto, notevoli miglioramenti della qualità di vita delle donne affette da carcinoma mammario, sia nella vita professionale sia nella vita privata.