A quando la scuola digitale?

Bambini che programmano a Coderdojo

Bambini che programmano a Coderdojo

Tra mille ritardi e difficoltà la scuola italiana si sta digitalizzando.

Ma a che punto siamo con l’utilizzo delle nuove tecnologie per la didattica? E soprattutto, ci sono solo aspetti positivi in questo processo o anche qualche ombra?

A queste domande ha voluto rispondere Tablet School 2, l’evento creato dall’associazione Impara Digitale svoltosi venerdì 29 novembre presso il centro vescovile Giovanni XXIII a Bergamo alta.

Un vero e proprio “processo” alla scuola digitale in cui studenti “pro” si confrontavano a viso aperto con studenti “contro”, alla presenza di esperti del calibro di Stefano Quintarelli e Francesco Sacco oltre che di docenti come Dianora Bardi, vicepresidente di Impara Digitale e pioniera della nuova didattica.

Molti gli aspetti positivi dell’uso di pc e tablet sottolineati dagli studenti: da un maggior coinvolgimento e impegno personale alla collaborazione con i compagni e gli insegnanti.

Pochi e facilmente risolvibili i problemi segnalati: disturbi fisici come mal di testa e problemi alla vista per quanto riguarda la salute, mentre nel campo più strettamente didattico si è rilevata una difficoltà nello studio individuale e nella memorizzazione dei concetti .

Nel pomeriggio i rappresentanti degli istituti scolastici della secondaria superiore presenti, in maggioranza del Centro-Nord, si sono alternati nell’esporre i lavori svolti grazie all’uso delle tecnologie. Nella gran parte contenuti legati agli argomenti delle materie curricolari affrontati però con metodo interdisciplinare, sfociati poi nella realizzazione di un e-book. Ma non sono mancati anche lavori più legati alla creatività e alla grafica, con foto realizzate nel corso di uscite sul territorio.

La vittoria – era previsto infatti una sorta di concorso con tanto di giuria e premi offerti dalla Adobe – se l’è aggiudicata  l’associazione di formazione professionale Patronato San Vincenzo di Bergamo con un e-book destinato alla formazione degli insegnanti, esito finale di un corso tenuto dagli studenti stessi e che ha visto la partecipazione di una trentina di docenti provenienti da otto istituti scolastici della provincia.

Nel frattempo, in una sala attigua, gli alunni di una classe quinta elementare imparavano a programmare con gli esperti di Coderdojo, un movimento senza scopo di lucro che si rivolge a bambini e adolescenti con l’obiettivo non di farne tanti sviluppatori in erba ma di promuovere l’espressione creativa attraverso l’utilizzo di software open source.

L’evento nel suo complesso ha dimostrato una vitalità della scuola da molti sottovalutata. Occorrerebbe però una maggiore attenzione da parte della politica e delle imprese per migliorare e incrementare le infrastrutture necessarie a far decollare i progetti (banda larga, wi-fi, ristrutturazione degli edifici scolastici).

In un mondo iperconnesso la buona volontà di qualche pioniere non può più bastare.