Per un’economia positiva: Jacques Attali e non solo.

Questa settimana #wisteria è positiva. Ho appena finito di leggere –  in modalità “just in time” per riuscire a scriverne qui oggi (in ritardo rispetto al consueto appuntamento del venerdì) –  il rapporto curato da Jacques Attali dal titolo “Per un’economia positiva” presentato qualche settimana fa presso la Fondazione Corriere delle Sera nell’ambito di un ciclo di incontri promossi dal Positive Economy Forum di cui è promotrice Letizia Moratti. Durante la presentazione,  a cui hanno preso parte Elena Zambon e la stessa Letizia Moratti,  è stato discusso il modello dell’economia positiva che presenta una progettualità e una proposta di sviluppo dai tratti molto femminili.

Jacques Attali – economista, saggista, banchiere, uomo influente della politica francese – chiarisce sin dall’inizio e sgombra il campo da possibili equivoci definendo cos’è il movimento per l’economia positiva senza girarci troppo intorno: si definisce tale quel movimento che riunisce tutti coloro che “pensano e agiscono nell’interesse delle future generazioni in tutti i campi decisionali”, tanto nel privato quanto nel pubblico. Non è un’economia che si preoccupa solo della dimensione ambientale o di quella sociale.

In una fase in cui il cambiamento è  protagonista principale, l’economia positiva comporta l’adozione di nuove strutture di logica e pensiero. Significa prendere decisioni in funzione delle generazioni future, a partire da quelle strettamente personali proiettandoci in una dimensione di lungo termine. L’economia positiva avrebbe dovuto trovare spazio 30 anni fa ed invece abbiamo sprecato del tempo che non ci è dato recuperare. Possiamo però iniziare da oggi, in modo concreto senza ripetere errori già fatti (una sorta di “learning by mailing”).

Così con il pensiero economico positivo si ha l’opportunità di raggruppare il maggior numero di persone coinvolte che se ne occupano. Persone caratterizzate dall’altruismo ossia il modo più intelligente di essere egoisti. Persone accomunate da un rinnovato senso di responsabilità. È il modo migliore per accelerare il cambiamento senza che subentrino rivolte sociali, che prima o poi arriveranno se non porremo un limite ai comportamenti attuali. Un ruolo chiave in questa trasformazione lo hanno, secondo Attali, proprio gli imprenditori, donne e uomini che ogni giorno fanno impresa e innovano.

L’economia positiva non è l’economia degli ottimisti che vanno controcorrente. È l’economia di quelle persone che decidono di contribuire, facendo impresa e puntando ad un obiettivo win win. Si tratta di modelli che puntano sulla lunga distanza. I germogli dell’economia positiva si intravedono nell’imprenditoria sociale, nell’impact investing di cui si è parlato la scorsa settimana al Forum tenutosi a San Patrignano (destinato a diventare un appuntamento annuale di rilevanza sul tema, non solo nazionale).

Attali propone un nuovo indice per misurare lo sviluppo dei Paesi.  Serve dotarsi di strumenti per valutare l’economia positiva. Enuncia così   un nuovo parametro denominato indice di economia positiva.ll tasso di crescita del Pil è una delle 29 variabili che compongono questo indice (paramentri sociali, ambientali, infrastrutturali). Secondo una prima stima l’indice “Attali” pone al  primo posto – tra i  Paesi appartenenti all’Ocse – la Svezia, mentre la Francia è al 19°, l’Italia al 32°, la Grecia è ultima al 34° posto.

L’economia positiva ricerca la crescita, l’occupazione e le modalità per  attirare investimenti. Le aziende, il terzo settore, la finanza e i governi devono superare le logiche della spending review e dei tagli lineari e iniziare invece a tener conto del loro impatto sociale e di nuovi modelli di welfare.

Durante la lettura di questo saggio, che si legge con attenzione ma anche in tempi brevi,  non si può non pensare al digitale e alla trasformazione che implica per aziende, istituzioni e associazioni, alle risorse che potremmo liberare se soltanto si mettesse a fuoco la giusta strategia e l’organizzazione necessaria.

In Fondazione del Corriere della Sera dove Attali ha presentato il suo saggio è intervenuta, come dicevo nell’incipit di questo post, Elena Zambon – Amministratrice dell’omonimo gruppo farmaceutico. Le sue parole sono state molto interessanti e – rischiando di andare “off topic” – mi piace riportare in questa recensione il senso del suo intervento: se coniughiamo il concetto di altruismo al fare impresa, la responsabilità non rientra più nella visione ma diventa parte integrante della strategia.

La crisi che stiamo attraversando deve portare a riflettere sulla condizione umana e sul ruolo di ciascuno di noi. Coinvolge chi gestisce, senza dubbio, ma sarebbe un errore dimenticare o non prendere in considerazione la spinta che viene dal basso. Si deve avere il coraggio di cambiare ma si deve avere anche il coraggio di condividere. Elena Zambon ha concluso il suo intervento – schietto e ricco allo stesso tempo – richiamando il valore della rispettabilità e ponendolo accanto alle altre R che muovono il Gruppo che si occupa di salute e dove il paziente è al centro di tutto: Responsabilità e Restituzione. Tre R che rappresentano dei valori civici e tre comportamenti concreti.

In questo ambito il gruppo ha adottato un programma di OPEN EDUCATION all’interno delle aree R&D e Produzione, dialogo e scambio tra le diverse unti aziendali e con il territorio. Non è possibile creare e far crescere in modo solido un’azienda all’interno di un territorio debole.

Insomma l’economia positiva sembra promettere di trasformare i valori etici – grandi protagonisti per assenza nella crisi che stiamo attraversando – in asset aziendali e territoriali per ripartire e per poter assicurare un futuro alle generazioni che verranno. Ed ecco che potremmo dire che le smart city per essere tali dovranno essere inclusive per genere e generazione.

#buona lettura

Jacques Attali
Per un’economia positiva
EGEA – € 19.90
 
p.s. tra fine giugno ed la prima settimana di luglio a Milano sarà tempo di Women4Expo. Vi saranno almeno due incontri dedicati al tema dei nuovi modelli economici, ai protagonisti che li stanno “sperimentando” affrontando il cambiamento e le difficoltà che porta con sé. Su queste pagine vi aggiorneremo sul programma e su tutti i dettagli necessari per partecipare.