OPEN DATA, UNA RIVOLUZIONE DI GENERE

Un contirbuto di Alessandra Donnini

Da agosto 2014, le Nazioni Unite hanno chiesto a un gruppo di esperti indipendenti di produrre un report contenente indicazioni per le nazioni del mondo sulla produzione degli open data, ovvero dati prodotti dai governi sull’attività della pubblica amministrazione e del governo stesso, per progettare, monitorare e valutare l’effetto delle scelte politiche e amministrative. Il gruppo di esperti ha prodotto un report disponibile sullo stesso sito (http://www.undatarevolution.org/) che evidenzia come gli open data siano uno strumento di trasparenza e permettano di affrontare due grandi sfide sociali: la sfida dell’invisibilità e quella della diseguaglianza, che sono due sfide in molti casi legate al genere come racconta il blog http://www.undatarevolution.org/2014/12/15/gender-data-revolution/.

Si dice che il 70% dei poveri del mondo sono donne: questo dato non è provato, nessuno riesce a confermarlo, ma tutti ci credono. Da questo dato e dalla sua incertezza emerge la necessità di introdurre il genere nei dati: ovvero quando vengono raccolti i dati, a partire dai dati di dettaglio, devono essere introdotte e aggregate le informazioni sul sesso delle persone coinvolte. Ad esempio, se si dice che in un paese del mondo il 30% dei bambini non ricevono istruzione scolastica è necessario capire se in quel 30% ci sono più bambine, o se maschi e femmine sono equamente rappresentati. Questa comprensione avrà un impatto anche sulle scelte politiche che potrà fare il governo per gestire il problema: se le bambine sono la maggioranza può darsi che il problema sia legato a discriminazione di genere, al fenomeno dei matrimoni in giovanissima età o a qualche altro problema su cui vale la pena indagare. La presenza di dati mette i governi davanti a evidenze e si spera che li obblighi a porre rimedio intraprendendo politiche correttive. I dati rappresentano una oggettività difficile da negare: ed è proprio per questo che la rivoluzione dei dati ovvero la loro produzione e il loro uso, deve essere una rivoluzione di genere.

Le priorità a questo riguardo sono le seguenti:

-       Le donne devono essere più visibili nei dati.

-       Le donne devono usare più attivamente i dati per monitorare e acquisire consapevolezza delle sitazioni.

In questo contesto si colloca l’intervento di Rossana Scaricabarozzi, di actionaid (http://www.actionaid.it) all’opendataday di Roma:

http://wiki.opendataday.org/Rome2015 che ha illustrato il progetto Donne che contano

http://www.actionaid.it/campaign/una-piattaforma-line-e-una-petizione-le-donne-che-contano con cui Action Aid chiede ai presidenti delle 20 regioni italiane la pubblicazione come open data di tutte le informazioni relative alla gestione di spesa, all’assegnazione dei bandi, degli appalti e degli interventi che potranno essere così monitorati da cittadine e cittadini, per misurare i risultati raggiunti a fronte dei fondi messi a disposizione dall’esecutivo.