Memorandum lavoro subordinato e maternità

Memorandum per donne lavoratrici subordinate che stanno per diventare mamme

orienta“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione” : art. 37 comma 1 della Costituzione.

Ed ecco una sintesi sulle forme di tutela che riguardano le lavoratrici dipendenti sia a tempo pieno che parziale di amministrazioni pubbliche,  di datori di lavoro privati, o anche socie lavoratrici di cooperative, o con contratto di apprendistato, durante il periodo di gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio o figlia, anche adottata o ricevuta in adozione.

Quali sono i riferimenti normativi?                                                                    
Art. 2110 cod.civ.
Artt. 37 e 38 della Costituzione
Legge 1204/1971
Regolamento di esecuzione della L. 1204 , DPR n. 1026/1976 (tranne gli artt. 1,11 e 21)
Legge n. 903/1977 “Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro”
Dlgs 151/2001 Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela della maternità e della paternità, Capo II                                                                                                                                      Il Dlgs n. 66 del 8 aprile 2003  Capo IV, relativamente al divieto del lavoro notturno                                                                                                                                                                                                                

Chi deve applicare le norme?
I datori di lavoro informati dello stato di gravidanza della lavoratrice.

Quali sono gli obblighi delle lavoratrici?
Le lavoratrici devono comunicare al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza non appena accertato.

Quali sono gli obblighi dei datori di lavoro informati dello stato di gravidanza della lavoratrice?
Il datore di lavoro ha l’obbligo di :
-valutare i rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici, in particolare, i rischi di esposizione ad agenti fisici, chimici o biologici, o condizioni di lavoro rischiose nel rispetto delle linee direttrici elaborate dalla Commissione Europea;
-individuare le misure di prevenzione e protezione;
-informare le lavoratrici e i loro Rappresentanti per la sicurezza;
-adottare le misure necessarie per evitare l’esposizione al rischio modificando condizioni di orario di lavoro oppure adibire la lavoratrice ad altre mansioni dandone informazione scritta all’Ispettorato del lavoro che può disporre l’interdizione dal lavoro per tutto il periodo di gestazione e fino ai sette mesi.

Quali sono i lavori vietati durante il periodo di gestazione e fino a sette mesi dopo il parto?
-Il Trasporto e il sollevamento pesi
-I lavori pericolosi, faticosi o insalubri disciplinati dal Testo Unico Allegato A, e cioè quelli:
- che comportano una stazione in piedi per più di metà dell’orario e che obbligano ad una posizione particolarmente affaticante, durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro;
- che comportano l’esposizione alle radiazioni ionizzanti;
- i lavori a bordo delle navi, degli aerei, dei treni, dei pulmann e di ogni altro mezzo di comunicazione in moto;
- I lavori di assistenza e cura degli infermi nei sanatori e nei repari per malattie infettive e per malattie nervose e mentali;
- I lavori previsti dal D.lgs n. 345/1999 come modificato e integrato dal D.lgs n. 262/2000 in materia di protezione dei giovani sul lavoro;
- I lavori indicati nella tabella delle lavorazioni industriali che espongono a sostanze nocive allegata al DPR n. 303/1956 per i quali vige l’obbligo delle visite mediche preventive e periodiche;
- I lavori su scale ed impalcature mobili e fisse: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione del lavoro;
- I lavori di manovalanza pesante;
- Che espongono alla silicosi e all’asbestosi, nonché alle altre malattie professionali;
- I lavori con macchina mossa a pedale , o comandata a pedale, quando il ritmo del movimento sia frequente, o esiga un notevole sforzo;
- I lavori con macchine scuotenti o con utensili che trasmettono intense vibrazioni: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro
- I lavori agricoli, che implicano la manipolazione e l’uso di sostanze tossiche o altrimenti nocive nella concimazione del terreno e nella cura del bestiame;

Variazione di mansioni
L’art. 7, comma 3 del Testo Unico prevede che nelle ipotesi succitate dei lavori vietati , la lavoratrice deve essere spostata ad altre mansioni, anche inferiori rispetto a quello ordinariamente svolte.
La lavoratrice è addetta ad altre mansioni  anche quando il Servizio ispettivo del Ministero del Lavoro ,sia d’ufficio che su istanza della lavoratrice , accerti che le condizioni di lavoro o ambientali sono pregiudizievoli alla salute della lavoratrice ; ciò può avvenire anche qualora vi sia pericolo di contagio per il contatto con il pubblico.

Come è retribuita la lavoratrice nell’ipotesi di variazione di mansioni?
Se le mansioni cui viene adibita la lavoratrice sono inferiori, essa conserva la retribuzione corrispondente alle mansioni precedentemente svolte e la qualifica originale.
Se le mansioni sono equivalenti o superiori ha diritto al trattamento corrispondente all’attività effettivamente svolta.

Interdizione anticipata dal lavoro si verifica in due casi:Time For Children Message Means Playtime Or Getting Pregnant
-Se la lavoratrice non può essere spostata ad altre mansioni, il Servizio ispettivo del Ministero del lavoro , competente per territorio può disporre anche su istanza della lavoratrice l’interdizione dal lavoro per tutto il periodo di gravidanza e anche fino al settimo mese di età del figlio, qualora perduri l’impossibilità di adibire la lavoratrice ad altre mansioni.

-Se sussistono gravi complicanze della gravidanza o preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza.

Il Decreto legge n. 5 del 9 febbraio 2012 convertito con modificazioni dalla legge n. 35 del 4 aprile 2012 , art. 15, ha stabilito che nel primo caso la competenza all’adozione del provvedimento è della Direzione Territoriale del Lavoro; nel secondo caso dell’Azienda Sanitaria Locale.

Sanzioni per il datore di lavoro:
L’inosservanza delle disposizioni che riguardano i lavori vietati e la mancata adozione delle misure necessarie per evitare l’esposizione al rischio delle lavoratrici madri è sanzionata con l’arresto fino a sei mesi.

Congedo di maternità: astensione obbligatoria dal lavoro
Al datore di lavoro è imposto il divieto di non adibire al lavoro la lavoratrice che si trovi in stato di gravidanza o di puerperio, anche contro la sua volontà, nel periodo di cinque mesi, continuativi e non frazionabili articolati in
due mesi antecedenti la data presunta del parto
tre mesi successivi alla data effettiva del parto

Divieto di licenziamento, di sospensione e collocamento in mobilità.
Dall’inizio del periodo di gravidanza (300 giorni prima della data del parto indicata nel certificato medico) fino al termine del congedo di maternità e al compimento di un anno di età del bambino vige:
- il divieto di licenziamento della lavoratrice e il licenziamento intimato è nullo.
-il divieto di sospensione dal lavoro
-divieto di collocamento in mobilità a seguito di licenziamento collettivo

Divieto di lavoro notturno

Dall’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino non sono obbligati a prestare lavoro notturno (dalle ore 24 alle ore 6):
la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o in alternativa il lavoratore padre convivente della stessa;
la lvoratrice o il lavoratore che sia unico affidtario di un figlio convivehte di età inferiore a dodici anni;
la lavoratrice o i lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi dell’art. 3 comma 3 della legge 104/1992

 

Attenzione infine a non firmare alcun modulo di dimissioni in bianco ed è bene sapere che                                                                      Per evitare che il divieto di licenziamento possa essere aggirato obbligando la lavoratrice a dimettersi , la legge 92 del 2012 prevede che l’eventuale richiesta di dimissioni volontarie presentate dalla lavoratrice dipendente , (ad eccezione delle dipendenti del settore pubblico) durante il periodo in cui di gravidanza, durante i primi tre anni di vita del bambino, nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento, per essere valida necessita di un’apposita convalida da parte dell’Ispettorato del lavoro competente per territorio introdotta con la circolare n. 2840 del 26/02/2009 del Ministero del Lavoro.

 

Diritto al rientro e alla conservazione del posto
La lavoratrice al termine del periodo di congedo di maternità ha diritto a rientrare nella stessa unità produttiva in cui era occupata all’inizio del periodo di gravidanza e di permanervi fino al compimento dell’età di un anno del bambino. Inoltre ha il diritto di essere adibita alle mansioni svolte nell’ultimo periodo o a mansioni equivalenti

I datori di lavoro che non osservano le norme sul divieto di licenziamento e il diritto alla conservazione del posto sono puniti con una sanzione amministrativa da euro 1032,00 a euro 2582,00.

Segnalo la sentenza della Corte Costituzionale su nullità del licenziamento a prescindere dallo stato di contezza o meno del fatto da parte del datore di lavoro

Segnalate, suggerite sentenze, integrazioni, siti web utili e integrerò il post e prossimamente qui con memorandum sui congedi per mamma e papà.

A presto ! :-).

 Maternity concept.