Assegnazione temporanea dei pubblici dipendenti

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Tra gli strumenti di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare presenti nel nostro ordinamento giuridico, l’ Assegnazione temporanea dei lavoratori pubblici dipendenti ad altre Amministrazioni Pubbliche , agevola la ricomposizione dell’unità familiare in presenza di figli minori.

In cosa consiste l’assegnazione temporanea?
L’assegnazione temporanea è il beneficio che può essere concesso ad un genitore pubblico dipendente, con figli minori di 3 anni, di essere assegnato a richiesta , anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a 3 anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa. Non si tratta di norma contrattuale ma di una norma legislativa che riguarda tutti i pubblici dipendenti a prescindere dal comparto di appartenenza, e che è dettata a tutela di valori costituzionalmente garantiti, in particolare la cura dei figli minori. Si tratta tuttavia di un beneficio la cui concessione è condizionata alla sussistenza di alcuni requisiti  e quindi non costituisce un vero e proprio diritto soggettivo.

Qual è la normativa di riferimento?
L’assegnazione è disciplinata dall’ art. 42 –bis del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità.”, articolo che è stato introdotto dall’art. 3 comma 105 L. 24 dicembre 2003 n. 350 e che è vigente a decorrere dal 1° gennaio 2004.
Segnalo anche la Nota del Dipartimento della Funzione Pubblica n. 192/04 del 04/05/2004

Quali sono i requisiti soggettivi per accedere al beneficio ?
a) Esistenza al momento della proposizione della domanda di un figlio di età inferiore a 3 anni. Importante sottolineare che il limite di età (figli al di sotto dei tre anni) determina l’arco temporale entro cui va fatta la richiesta ma non necessariamente il limite entro cui deve necessariamente concludersi l’assegnazione provvisoria. Ciò significa che , se l’assegnazione viene concessa quando la bambina o il bambino ha un anno, il periodo si estenderà fino al compimento del quarto anno di età, e quindi dopo i tre anni.

b) Entrambi i genitori devono essere lavoratori e la o il richiedente deve essere un pubblico dipendente.

Quali sono i requisiti oggettivi per la concessione del beneficio?

a) Sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva nell’ambito di una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività. La nozione di posizione retributiva non coincide con quella di profilo professionale: è sufficiente pertanto che, a prescindere dal profilo professionale, sia vacante e disponibile un posto in organico di pari costo rispetto a quello ricoperto dall’interessato nell’Amministrazione di provenienza; ad esempio un istruttore tecnico potrà essere assegnato ad un posto di profilo amministrativo purchè di pari costo.

b) E’ necessario l’assenso dell’ Amministrazione di provenienza e di quella di destinazione.

Cosa deve fare l’interessata/o  per accedere al beneficio?
L’interessato in possesso dei requisiti deve presentare l’istanza di assegnazione temporanea all’Amministrazione presso cui presta servizio ed alla Amministrazione di destinazione, autocertificando nella richiesta il possesso dei requisiti soggettivi ( data di nascita del figlio, e indicazione della sede lavorativa del coniuge).

Cosa devono fare le pubbliche Amministrazioniliebe gemeinschaft interessate ricevuta l’istanza? 
Entro 30 giorni dalla ricezione della domanda le due Amministrazioni, sia quella di provenienza che quella di destinazione devono comunicare all’interessato l’assenso o l’eventuale dissenso. L’eventuale dissenso deve essere adeguatamente motivato.

Per chi desiderasse approfondire la numerosa giurisprudenza in materia suggerisco di leggere:

a)un articolo di Altalex  che commenta la sentenza n. 7472 del Consiglio di Stato  sez. IV, decisione 28.12.2005 che ha fatto molto discutere per aver sancito l’inapplicabilità del beneficio al personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare;

b)un articolo di GrNet.it in cui vengono citate invece alcune fra le numerose successive sentenze dei TAR che hanno ribaltato l’orientamento di chiusura del Consiglio di Stato, rendendo applicabile la norma anche al personale militare.

c) un articolo della Gazzetta Amministrativa con breve commento alla recentissima ordinanza n. 405 del Cons. Stato, sez. IV,  5 febbraio 2013, che riafferma invece l’applicabilità del beneficio anche al personale delle forze armate condannando l’Amministrazione che aveva negato il beneficio al risarcimento del danno e al pagamento delle spese processuali.

Segnalo infine per completezza di informazione l’Accordo Ministero della Giustizia e Organizzazioni Sindacali del 27 febbraio 2007  specifico per il personale dipendente in servizio presso l’Amministrazione giudiziaria.