Jobmetoo: un portale per valorizzare i talenti “diversi”

informatica 1 (1)

 

Le tecnologie possono essere uno strumento importantissimo per le persone con disabilità: eppure se ne parla così poco!

Ecco perché voglio raccontare la bella storia di un portale per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro riservato alle persone disabili, una startup che ha di recente ottenuto un finanziamento da 500.000 euro da parte di 360CapitalPartners attraverso l’incubatore U-start.

Il suo fondatore si chiama Daniele Regolo, affetto da disabilità uditiva ma animato da una grande volontà di farcela e soprattutto di aiutare chi come lui ha incontrato difficoltà enormi a farsi largo nel mondo del lavoro. Laureato in Scienze Politiche sognava una carriera diplomatica, a cui ha rinunciato pensando (per poi pentirsene) che fosse incompatibile con il suo handicap.

Il portale si chiama Jobmetoo ed è supportato da Danilo Galeotti in qualità di CEO e da Matteo Venuti in qualità di CMO.
Ma qual è il valore aggiunto, quel “quid” che ha convinto i finanziatori a premiare la startup?
Sta tutto racchiuso nel motto che campeggia sulla testata e che recita“Lavoro e disabilità: un dialogo alla pari”.
Sì, perché la filosofia che sottende alla sua realizzazione è che il lavoro non è qualcosa che deve essere “concesso” alle persone con handicap. Al contrario, rovesciando la prospettiva, sono questi ultimi a essere portatori di talenti da scoprire e valorizzare alla pari di tutti gli altri.
Una sfida estremamente coraggiosa, considerato anche il periodo di crisi economica che stiamo vivendo in Italia.
Le statistiche, a questo riguardo, sono impietose: 750.000 persone iscritte alle liste delle cosiddette “categorie protette” per un tasso di disoccupazione pari all’84%.
La legge 68/99 per il diritto al lavoro dei disabili è tra le più avanzate in Europa ma viene regolarmente disattesa. Forse proprio per la mentalità diffusa – e che la legge non contribuisce a far superare – secondo cui l’inserimento di una persona con disabilità sarebbe causa di problemi per l’azienda invece di costituire un valore aggiunto.
Proprio la mentalità che questa startup vuole contribuire a cambiare. Pensando anche di espandersi all’estero se in Italia il terreno non dovesse rivelarsi sufficientemente fertile.