Intervista a Maria Pia Rossignaud

ROSSIGNAUDMaria Pia Rossignaud Direttore Responsabile della Rivista MEDIA DUEMILA – Vice Presidente Osservatorio TuttiMedia – Arrivata a questa posizione per caso ma anche per passione

di Maria Grazia Anatra

Ci puoi spiegare come si diventa Direttore Responsabile di una prestigiosa rivista come Media Duemila, che conta una sola donna oltre a te, nel numeroso Comitato di Direzione? Quali doti personali, caratteristiche, tratti distintivi deve possedere?

Sono arrivata per caso, come spesso avviene nella vita, ed anche per passione. Sono curiosa, ho vissuto la prima parte della vita professionale, proprio durante la grande rivoluzione epocale indotta dall’avvento dell’era tecnologica. La Grande Mutazione è la definizione che Media Duemila ha adottato per i cambiamenti indotti dall’informatica prima e dall’era digitale poi.
La trasformazione in atto non riguarda solo il modo di comunicare, ma la vita stessa dell’uomo: è entusiasmante. Come diceva Niels Bohr riferendosi alla teoria dei Quanti: “Chi non ne rimane stupefatto è segno che non ha capito”.
Giovanni Giovannini, storico presidente della FIEG (Federazione Italiana Giornali) e profeta della rivoluzione a venire nel mondo dell’informazione è stato il mio mentore. L’incontro risale al master LUISS che ho frequentato fra il 1983 e l’85, il primo in assoluto in Giornalismo e Comunicazione di Massa voluto appunto da Giovanni Giovannin. La vita mia ha portato a lavorare con lui dopo qualche anno e la tessera di professionista già guadagnata. Dopo di lui ho preso la direzione di Media Duemila e rimasta vicepresidente dell’associazione Osservatorio TuttiMedia nata nel 1996.
Le donne sono presenti nel comitato editoriale presieduto da Derrick de Kerckhove, ma creato da me. Nel consiglio direttivo di OTM la parità di genere è stata guadagnata con le ultime elezioni. Alla scomparsa del mio mentore nel 2008 ho ereditato il comitato direttivo e per ora non ho ritenuto di modificarlo. Forse è giunto il momento.
Sono una persona curiosa, come ho già detto, molto testarda. Non mi fermo facilmente ed ho sempre voglia di conoscere, imparare, confrontare le realtà. Nel 1999 con l’Unione Giornalisti Scientifici ho partecipato ad un tour “Coast to Coast” che mi ha permesso di visitare tutti i grandi laboratori degli Stati Uniti d’America. Ho conosciuto Teller , al Livermore Laboratory. Ho visto la prima sonda che sarebbe andata su Marte. Sono stata al Fermi Lab nel Tevatron e poi a Ginevra nel LHC, gli accelleratori di particelle che hanno contributo alla scoperta del Bosone di Higgs. Storia che mi affascina e stupisce ancora oggi.

Chi è Maria Pia? Ci racconti un po’ della tua vita personale?
Sono nata in provincia, a Vico Equense un piccolo paradiso della penisola sorrentina. la voglia di conoscere il mondo, di non fermarmi lì cresceva con me. Liceo a Firenze (Poggio Imperiale), università a Napoli, master alla Luiss. La curiosità ed anche una storia legata al genere riguarda proprio il master che per me è la seconda scelta. Infatti subito dopo la laurea ho vinto un dottorato all’Università di Venezia. A Napoli mi sono laureata all’Orientale con una tesi che analizza i comportamenti di Corinne, personaggio di Madame de Stael ed il Don Juan di Byron. Essere nata in provincia e donna furono elementi determinanti che impedirono di realizzare il mio sogno. Il divieto dei mie genitori arrivò categorico. Dopo una lunga battaglia guadagnai la possibilità di frequentare il master. Se non avessi superato il test di ingresso, avrei dovuto continuare la carriera di insegnate già iniziata, questo il patto con i genitori. Vinsi. La carriera professionale da giornalista è stata segnata da un evento drammaticamente doloroso: Giancarlo Siani, amico d’infanzia fu ucciso barbaramente, immediatamente dopo termine dello stage al Mattino di Napoli.
Ho un marito compagno affettuoso, tanti amici. Niente figli, tre gravidanze extrauterine, e poi la FIVET che ai mei tempi era ancora una pratica da pioniere, in tutti i sensi. Ecco perché molta storia dalla legge 40 in poi, mi addolora. Quattro nipoti fantastici, ai due più piccoli credo di aver trasmesso la mia voglia di fare, vedere, conoscere.

Se la Rivista che dirigi, in questi anni si è sforzata egregiamente di raccontare le trasformazioni epocali che la tecnologia ha apportato nel modo di comunicare e di vivere, ritieni che tali trasformazioni spesso positive ma a volte anche negative, incidano e condizionino maggiormente il genere femminile ?

La tecnologia libera la società da alcuni inevitabili luoghi comuni. La forza in molti campi non è necessaria, le macchine sostituiscono benissimo l’essere umano. Ed ecco che fra uomo e donna non c’è più differenza, anche se a mio avviso le donne sono un genere forte e la storia ce ne dà atto. Ho conosciuto una donna splendida, Zoubida Charrouf, professore di chimica all’Università di Rabat (Marocco) che grazie all’Argan promuove l’emancipazione delle donne marocchine avendo contro, governo, famiglie. Invita a creare cooperative ed usare la tecnologia per implementare la produzione ed oggi il valore un litro di olio di Argan si è raddoppiato. Media Duemila promuove la condivisione della conoscenza, la contaminazione attraverso l’implementazione del sapere, mente attraverso mente. La mia rivista la immagino come un Atelier di Intelligenza Connettiva permanente.

Nonostante l’uso quotidiano e diffuso da parte delle giovani generazioni, sia ragazzi che ragazze ( i cosiddetti digital natives) di strumenti comunicativi come i social media in continua proliferazione e rinnovamento, le ragazze continuano a fare scelte formative lontane dalla tecnologica, così come i dati ci mettono in evidenza. Secondo il tuo punto di vista, quali strategie concrete potrebbero essere attivate per contrastare tale tendenza?

Una sola: aprire le menti di chi ha responsabilità nel processo di crescita. Troppo spesso sono le stesse madri che non spingono le figlie verso le nuove frontiere della conoscenza. E poi nella società c’è ancora qualche sacca di resistenza nell’accettare la parità di genere. Su questo aspetto sociale credo che noi Wister dobbiamo lavorare molto.

Il fenomeno in costante aumento del costituirsi su Fb di Gruppi femminili che contano frequentemente al loro interno donne con una cultura medio/alta, quasi sempre occupate in profili professionali emergenti e/o che ricoprono ruoli importanti, penso a Wister, Le donne di Dol’s, Toponomastica, ecc. pensi possa sottendere un particolare significato, considerando che non esiste un corrispettivo al maschile, o non attribuisci a tale realtà una rilevanza significativa.
I gruppi sui social sono un modo di confrontarsi, in Giappone dove le donne che escono da facoltà scientifiche superano i maschoi, ad esempio il tasso di abbandono del lavoro dopo il primo figlio è altissimo. Questo gruppo su FB aiuta a risolvere tutti i problemi legati al rientro ed ha un successo enorme. Incontrarsi e discutere, secondo me è un bene. Quale sia il luogo scelto non ha importanza.

Il Premio Nostalgia di futuro che l’Associazione Amici di Media Duemila organizza e il cui scopo è quello di far emergere persone, enti, società, organizzazioni ecc., che abbiano contribuito al progresso nel campo della comunicazione, potrebbe prevedere una sezione riservata alle donne? E’ una proposta quest’ultima che ti può mettere in difficoltà o pensi che i tuoi validi collaboratori uomini potrebbero comprenderla e apprezzarla?

La proposta c’è già, anche se non scritta, ed è sul tavolo della nostra cara presidente Flavia Marzano. Ne ho parlato nell’ultimo direttivo di Stati Generali e farò una proposta scritta, dopo questa tua domanda. Il premio è sempre stato vinto da uomini e donne senza particolare attenzione al genere. Chi lo ha creato e lo sostiene sono io, dunque una donna. Non esistono collaboratori, solo amici che sostengono e non mi hanno mai, ostacolata, critiche evidentemente sì! Mi sembra normale. L’anno scorso le conclusioni del premio sono state affidate ad una tavola rotonda tutta al femminile. Mettermi in difficoltà? Non so, le difficoltà che immagino sono legate alla fatica di portare avanti un progetto, un ecosistema culturale, null’altro. Alcuni uomini sono contro per principio, spero che grazie alle Wister questo genere di maschio possa estinguersi presto.