Sette brevi lezioni di fisica

A scuola non amavo l’ora di fisica. A dirla tutta non impazzivo neppure per l’ora di matematica e quella di chimica è stata causa di un senso di colpa per una bugia reiteratamente raccontata a mio padre. Insomma ero la classica discente portata per le materie umanistiche, quella a cui i risultati delle prove attitudinali in vista dell’università  sbarravano l’entrata ad ingegneria e architettura (non che mi fosse mai venuta l’idea di iscrivermi..).

Poi, per la pena del contrappasso ho iniziato a lavorare circondata da ingegneri e immersa in nozioni di chimica e di fisica che, sorpresa delle sorprese, riuscivo via via a comprendere e a declinare a mia volta. Il potere della pratica! Progressivamente e, non senza meraviglia, mi sono trovata ad apprezzare  i romanzi costruiti su teoremi e altre regole scientifica. E, forse segno di vecchiaia, mi sono trovata a voler comprendere qualcosa di più di quelle materie che non avevo amato in adolescenza.

Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli mi è stato regalato di recente e l’ho letto nel giro di un weekend pigro passato con una playlist dal sapore universitario (dagli US3 a Pino Daniele passando per i Jestofunk) come sottofondo musicale.

C’è solo una formula, piazzata lì a metà, ma è chiaro che è stata messa così per bellezza: non viene spiegata, e potete tranquillamente saltarla (io l’ho saltata). Lo scopo di Rovelli è di fare “fisica umanistica”; più che spiegare come oggi gli scienziati ritengano funzionare le cose, il libro parla della meraviglia che si scopre nel vedere come man mano il disegno, a volte intelligente ma non necessariamente,  della natura si compie svelandosi a noi umani distratti. Breve ma efficace, certo non si tratta di un libro per addetti ai lavori o “smanettoni” delle leggi della fisica. L’obiettivo è proprio quello di attirare l’attenzione di lettrici come me.

L’autore, studioso di fisica quantistica, dedica la prima lezione alla teoria della relatività generale di Albert Einstein. Passa poi a parlare di meccanica quantistica. Subito dopo arriva il capitolo dedicato al cosmo e a seguire quello sulle particelle elementari e sulla gravità quantistica (questa l’ho riletta due volte!) sulla teoria della probabilità. Ed è così che ho scoperto che i buchi neri, ammantati di mistero ed evocati nei racconti per indicare aree di oblio, altro non sono che stelle collassate che rimbalzano come in una moviola… Poetico, no?

Il mondo non è che un pullulare continuo e irrequieto di cose, entità che vengono alla luce e spariscono di frequente.  A sorpresa il libro si completa con due capitoli dal sapore filosofico dove l’Autore si lancia in predizioni future poco ottimiste. Parla della natura della mente e del tempo, dell’essere umano e della sua natura. Natura tra le più imperfette, verrebbe da esclamare! È curioso, questo suo approccio lo rende desideroso di sapere sempre di più. 

Per comprendere la scienza ci vuole un po’ di impegno e tanta fatica. Ma in cambio si guarderà al mondo (e all’essere umano) con occhi nuovi. Sarà per questo che con l’avanzare del tempo sono tornata sui miei passi ed ho speso energia a comprendere quanto non mi interessava da adolescente?Spero in un prossimo libro di Rovelli, magari troverò lì nuove risposte! Anche perché certe dinamiche tra esseri umani a tratti mi sfuggono. Forse conoscere qualche legge fisica in più potrebbe portare a scoprire che dietro certi buchi neri fatti di “atomi e ossa” in realtà si nascondono delle stelle che funzionano ad intermittenza!

#buona lettura

PS. Una citazione che vale la pena di essere condivisa”Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato” (cit. Carlo Rovelli)

 
Carlo Rovelli
Sette brevi lezioni di Fisica
Adelphi –  2014
pagg. 88 – € 10,00