Luisa Tatoli

Amici di facebook: sono single

Luisa Tatoli, un talento di creatività, ironia e tecnologia.

Ha annunciato il suo nuovo status di single sul profilo Facebook raccontandosi a cuore aperto agli “amici” del social network.

A Londra si è trasferita da pochi mesi per aprire una succursale di Roll Studio LTD, di cui è cofondatrice, portando con sè una laurea in architettura, competenze di User Experience Designer e Project manager, premi, figli e tanta voglia di mettersi in gioco.

La intervistiamo per mettere un mi piace al suo coraggio e conoscere le sue emozioni di donna.

Il tuo post potrebbe diventare un caso studio per sociologi e studiosi. Cosa è accaduto dopo che hai “premuto invia”?

Ho scritto il messaggio di getto, ho cliccato su “post” e immediatamente dopo ho realizzato di averlo fatto davvero!

Avevo lanciato un appello ai miei contatti, chiedendo loro di dimostrare in modo “consono al mezzo” la loro comprensione e la loro vicinanza.

Poi ho chiuso il computer, volevo assaporare quel momento di “liberazione” da un peso. Ed ho aspettato un po’.
Perché l’ho fatto, mi sono chiesta. Voglio dire, non è usuale che si spiattelli ad un gruppo di contatti, di cui a volte non conosci nemmeno il nome, certi fatti personali.

Quando si soffre si è discreti, il più delle volte lo si fa in silenzio e in solitudine, non ci si confronta, non ci si mette in piazza (col rischio anche di subire giudizi, che aumentano lo stato di disagio).

Ma a me è servito, probabilmente per un mio modo tipico di affrontare e vivere le cose.

Mi è servito a confrontarmi innanzitutto con me stessa.

Mi è servito ad analizzare, per quel che si può nei momenti di maggiore coinvogimento emotivo, qual era il bisogno più impellente da cui far partire questo processo di cambiamento. E la risposta era sotto i miei occhi.

La mia necessità, a partire da quel momento, era (è) di raccogliere tutte le forze di cui dispongo. E ricevere incitamenti, sostegno, comprensione, parole affettuose da parte dei miei contatti è un modo per farlo. Anzi, mi piace pensare che sto raccogliendo la forza di tutti e convogliarla dentro di me. Insomma, una forza “social”, in pieno stile web 3.0!

Che tipo di interazione hai con il social network?

Normalmente utilizzo Facebook per relazioni sociali improntate più ad intrattenere rapporti professionali, piuttosto che privati. La metà dei miei contatti e dei gruppi che seguo mi permette di selezionare con facilità link d’interesse, discussioni su progetti appena pubblicati, feedback, consigli tecnici.

A volte lo uso per talent scouting, è facile che capiti di trovare persone interessanti che possono essere coinvolte in alcune produzioni specialistiche.

L’altra metà è composta da fratello, sorella, cugini, zii, amici, profili fake che mi spiano, amici di amici ai quali dai l’amicizia per non essere scortese etc.

A chi hai pensato mentre digitavi le tue emozioni?

Quando ho annunciato il mio stato ho pensato soprattutto alla prima fetta di persone: che figura ci avrei fatto, quanto questa cosa avrebbe leso sulla mia immagine professionale?

Poi ci ho riflettuto meglio, tutto considerato non mi sono mai costruita un’immagine pubblica ad hoc, non mi sono mai comportata, anche con la rete professionale di contatti, in modo diverso da come effettivamente mi pongo nei confronti della vita e delle relazioni sociali in un contesto più ampio. Quindi che bisogno c’era di preoccuparsene?

Il tuo rapporto con il personal branding?

Questi mezzi possono fare di te una persona completamente differente da quella che sei, cucirti addosso con facilità una nuova identità opposta a quella reale. Oppure possono aiutarti a costruire un profilo assolutamente distaccato nel quale la comunicazione diventa univoca, non esistendoci nessun tipo di confronto o coinvolgimento.

Tutto è possibile con i social network. Tutto dipende da come ti confronti con il mondo sociale. Non mi piace chiamarlo virtuale, perché virtuale non lo è mai. C’è sempre un coinvolgimento emotivo, ti immedesimi nel personaggio e lo vivi come se fosse reale. Soffri, gioisci, ti infastidisci, ti inorgoglisci, ti irriti con i tuoi “contatti” provando sentimenti reali. Arrivi addirittua ad innamorarti, succede spesso. E quindi come chiamare virtuale qualcosa che smuove dentro di te questi sentimenti così umani?

Tornando alla domanda iniziale, è accaduto che dopo cinque minuti dal fatidico invio sono tornata al computer per vedere se c’erano state reazioni. Nessuna. Allora scrivo su whatsapp alla mia amica Tania, chiedendole, senza spiegare cosa o perché, di mettere un like sul mio ultimo stato di facebook! Non poteva finire così!!!

Nel frattempo sono arrivati i primi segnali. E poi telefonate, messaggi privati su Facebook, sms, e-mail, whatsapp, skype, facetime, insomma tutto quello che la tecnologia mette a disposizione per comunicare in tempo reale.

C’è chi ha messo like e ha commentato, c’è chi ha messo solo like, c’è chi ha solo commentato, c’è chi mi ha scritto in chat, c’è chi non mi ha dato un segno per delicatezza (a cui tutta la mia gratitudine personale non potrà andare grazie alla loro discrezione), c’è chi si è infastidito, irritato, innervosito.

Reazioni, tutte, naturali e spontanee. Ho ricevuto affetto ed amicizia, esattamente nel momento in cui ne avevo bisogno… Pensa a un secolo fa, quando esisteva solo la posta…!

Quanto hanno influenzato sul tuo nuovo status la caratteristica rincorsa che affanna noi donne nel conciliare vita familiare, sociale e lavoro?

Non credo ci sia una forte correlazione tra la difficoltà di vivere una vita moderna e gli stati sentimentali scelti dal menù a tendina di Facebook, almeno secondo il mio modo di vedere il rapporto di coppia.

Vita familiare, sociale e lavorativa: sarà certo più intensa, è vero, ma vengono distribuiti equamente impegni e responsabilità all’interno della coppia, ci si mette sullo stesso piano, alla pari. (Poi vabbe, ci sono le donne che si immolano a restare dentro gli stereotipi del sacrificio estremo, quello in cui non hai nemmeno il tempo di tirarti le sopracciglia con la pinzetta, mentre l’omo sta al bar con gli amici, ma questo è un altro discorso…)

Voglio dire: quello che influenza il rapporto di coppia è la forza del sentimento unita al carattere delle persone che la compongono. Se le condizioni di vita oggettivamente difficili e stressanti inducono a momenti di crisi, insieme li si affronta e insieme se ne esce, se questa è la volontà. Con determinazione, sacrificio, perseveranza.

Non è facile, ma battersi per riconquistare la serenità di coppia è una bella battaglia, facile da vincere, se i partner hanno lo stesso obiettivo, ovviamente. E se si ha carattere.

Cosa porta una pugliese di adozione avellinese a Londra?

La pugliese di adozione avellinese è un’imprenditrice che si è adeguata alla richiesta del mercato lavorativo, dove la presenza fisica con una struttura adatta a sostenere la domanda si sposa perfettamente con l’altro ruolo, portato avanti con la stessa passione e amore, quello di mamma. Perché non unire le due cose e dare un’opportunità in più ai propri figli?

Fortunatamente i miei due bambini, uno di 10 e l’altro di 9 anni, hanno ancora l’età giusta per vivere questo cambiamento che non è solo sociale ma anche culturale, dove nuove opportunità si aggiungono a quelle che hanno.

Desideri e progetti per il futuro?

Sto pianificando il mio nuovo futuro procedendo per priorità. Il desiderio più impellente è al momento trasmettere la necessaria serenità ai miei figli; per loro trasferirsi a Londra non è stata una passeggiata ed è fondamentale che si abituino a questa nuova vita senza traumi, accettando il cambiamento in modo naturale, spontaneo e lineare. Poi tutto il resto.

E per  “il resto” intendo tutto il bello che c’è nel mondo.

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